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Llanto por Ignacio Sánchez Mejía - La sangre derramata Garcìa Lorca
 
     
lLa Tauromaquia ha ipnotizzato artisti e poeti. E' essa stessa Arte nella sua forma più alta.
E' noto che il Toro era venerato dai popoli indo-iranici come origine della vita e simbolo di fertilità. Il toro Geush Urvan, ucciso dal dio Mithra, è legato al mito della creazione perché da esso sarebbero nati tutti gli esseri viventi e ci ricorda Dioniso-Zagreo dalle cui lacrime sarebbero nati gli uomini e dai cui sorrisi sarebbero nati gli dei dell'Olimpo. El toreo e la stessa origine dei Gitani ci inducono a percorrere a ritroso un percorso che dalla Spagna ci porta alla Persia e all'India del Nord passando per Creta, l'Anatolia e Babilonia dove 5000 anni fa la costellazione del Toro segnava il punto del Sole all'equinozio di primavera e quindi assumeva la forza simbolica della rinascita della luce sulle tenebre. Ma nel rimbalzare da un riferimento mitologico all'altro potremmo perderci nel dedalo dei richiami possibili e come novelli Teseo rischiare di perdere l'orientamento senza Arianna e il suo gomitolo.
Il toreo, forte dei richiami ancestrali a cui è legato, si rafforza nella sua mise en scène come espressione concreta oggi della tragedia classica, spettacolo popolare ed allo stesso tempo coltissimo di un tempo perduto nell'oblio primigenio della notte dei tempi. E' quasi altrettanto immerso nella nebbia il periodo degli studi liceali eppure come una faro lontano si erge nell'indistinto Nietszche che proprio nell' Origine della tragedia ci agevola la comprensione della dicotomia Toro-Torero con la dicotomia Dioniso-Apollo.
 

  . L'Arte della rappresentazione del sacro come momento della trasgressione illimitata, la tragedia appunto, si contrappone al mondo profano della proibizione e si imbeve dell'essenza stessa della bellezza come momento di tensione antagonista tra l'apollineo e il dionisiaco.
 
  La bellezza e l'arte del toreo è in questo senso l'arte del tangente, dello sfiorarsi tagliente di due entità, il toro e il torero, che finiranno per sintetizzarsi in una illusione di unità primigenia nel momento del sacrificio catartico della morte di uno degli attori. Lorca aveva ben indagato questa fascinazione ed aveva espresso con arte poetica questa tragedia nel suo llanto por Ignacio Sánchez Mejías che è qui presentato solo con riguardo alla parte de La sangre derramata , la più passionale dell'intera poesia. Un equilibrio in bilico tra linearità della lettura, connotazione delle immagini e forza espressiva della poesia di Lorca attraverso la composizione degli Jarcha regge l'impalcatura di questo oggetto ipermediale. Nell'arte come nel toreo ciò che costituisce la bellezza è la tensione opposta di due mondi che tentano di sovralicarsi e quanto più a lungo dura l'ipnotico confronto tra i due tanto più in bilico resta il destino del toro e del torero. Il matador, come ogni artista, si colloca di fronte alla propria morte sospesa e trasgredisce questo perfetto equilibrio solo nel momento in cui è costretto ad uccidere il toro per non essere ucciso.
Manolete della Fiesta diceva: "A la Fiesta hay que darle el sentimiento dramático y artístico que requiere. Uno puede estar en la plaza a las seis de la tarde y a las seis y un minuto en la presencia de Dios".

 
 

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