NETIZEN
Multimedialità, posologia e modalità d'uso
 
     
Se è vero come è vero che le case editrici per la scuola producono oggetti ipermediali non all'altezza delle aspettative, e mi aggancio al giudizio di Eco sulla produzione editoriale di settore, bisogna anche tener conto della possibile inadeguatezza al ruolo di giudici dei docenti fruitori. Mi spiego: le case editrici forniscono prodotti chiusi, se in CDRom, onnicomprensivi. Strutturati per units, coprono sia l'aspetto normativo della lingua sia l'aspetto comunicativo con tanto di audio/video sulla lezione specifica. Indipendentemente dalla loro qualità estetica questi si rivolgono ad una utenza che si muove sui binari del cognitivismo e dell'apprendimento in modo autarchico e disordinato. Accade dunque di incontrare chi inserisce il prodotto software in una consuetudine comportamentista di apprendimento programmato come accade che ci siano altri che fanno di quello stesso strumento un elemento di una consuetudine didattica cognitivo-costruttivista.
Paroloni che significano che dietro una attitudine a muoversi in classe c'è una precisa filosofia ed una precisa scuola di pensiero. La differenza tra le due scuole è che i primi non tengono conto dell'allievo che, considerato alla stregua di una cavia, è costretto ad ingurgitare qualsiasi pietanza il professore/cuoco prepara, l'altra vede nell'utente/studente il centro della costruzione del suo apprendimento e quindi la pietanza è la conseguenza delle spezie che lui per primo mette in comune per condire ciò che va cucinato.
 

  Non è perché ho insegnato anche in un Istituto alberghiero che mi viene facile la metafora culinaria ma perché mi sembra che calzi bene nel rispondere al cosiddetto piacere dell'insegnare. Nel secondo caso, più che nel primo, il cuoco deve elevarsi a Chef perché sa rendere gustosi gli accostamenti arditi. Si fa quel che si può al meglio con quel che c'è in dispensa. In una scuola di élite con studenti dal palato avvezzo bastava l'operazione ex cathedra per essere certi che quella da sola poteva attivare una miscela creativa nel cervello pensante dello studente.
 
  Penso ad alcuni Licei Classici che ho frequentato come studente e docente. Niente da obiettare sulle influenze del comportamentismo di fondo che pervadeva l'insegnare di molti. Anche se mi vien da pensare che l'apprendimento presso molti maestri dell'antichità avvenisse con il dialogo e che il primo ipertesto è la Bibbia (con le sue molteplici interpretazioni, le varie parti tra loro interconnesse e dense di reciproci rimandi) e mi chiedo dove si è smarrita la strada del pensiero interagente e si è imboccata quella dell'Annunziatella appunto. Detto ciò ritengo che oggi, nella scuola di tutti, dove è più impellente e necessario organizzare il sapere frammentario dell'utenza, valga più la didattica dell'apprendimento significativo che non quella dell'apprendimento per forza. In questa direzione dovrebbe andare la presa di coscienza dei docenti oltre che la produzione editoriale. Si dovrebbero fornire prodotti con le controindicazioni come per i farmaci e si dovrebbero specificare posologia e modalità d'uso.
 
 

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