NETIZEN
1° Aprile 2007 I Have a Dream
 
     

Sono passate alcune settimane dalla consegna di I Have a Dream e questo tempo è servito per mettere distanza tra me e quel momento, quella giusta distanza non inquinata dalle contingenze dell'allora immediato esame.
Quando mi guardo indietro dopo la rilettura di cose passate vedo un eterno presente.
Ho come la sensazione che questi appunti lasciati per strada siano più un percorso nel bosco alla Hansel, per ritrovare la strada qualora la smarrissi...
Rivedo i sassi di questo percorso nitidamente e malgrado la memoria dei giorni e delle date mi sia ignota ho vivido il disegno del mio cammino. Hansel e Gretel spargevano sassolini per tornare in una casa dalla quale l'insania dei genitori preferiva vederli divorati dalle fiere piuttosto che affamati ma al sicuro con loro. Mi sono chiesto perché Hansel e Gretel volessero così tanto ritrovare la strada quando l'orco, la strega e i genitori pari erano. Misteri delle fiabe…

 

 

Se guardo al mio ultimo sasso incontro Philip Glass che con Opening di Circles mi ha dato il tono appropriato per il commento musicale di I Have a Dream .
Avevo bisogno di ammantare con il massimo della tensione la forza delle declamazioni di King senza cadere nella fin troppo facile melanconica celebrazione del personaggio e del suo discorso. Quasi non ci appartenesse.

 
 

Un pianoforte alla Nyman che sembra non riuscire a chiudere il cerchio della sua ispirazione ma che segnala un'urgenza bruciante costi quel che costi mi è saltato all'orecchio in un periodo tutto teso all'ascolto di tutt'altro e mi ha illuminato la scena e mi ha dato ciò che avrei voluto ottenere. Guardare i sassi disseminati non per ripercorrere un cammino ma per fissare gli attimi in cui qualcosa salta agli occhi, all'orecchio e vederci chiaro è la vera essenza della strada a ritroso senza dover necessariamente ritornare per forza in qualche posto. Troppo spesso lasciamo che momenti del genere siano travolti da altri molto più banali. E' la vita. Io indugio.
Nelle mie fantasie concettuali mi accompagno piuttosto ad altri Hansel che non vogliono ritornare né vogliono andare in alcun luogo. Questa narrazione che si chiude su se stessa è la poesia, cantata o recitata che sia.
Ed è come l'occhio del ciclone quando ci sei dentro, tutt'intorno un turbinio, al centro l'immoto. A volte siamo nel vortice, a volte vicini al centro di una storia che non avanza, se non in circolo, e che ci ripropone tensioni di altri che come King non sapevano esattamente dove stavano andando.
In questo senso non c'è alcuna possibilità di un ritorno qualsiasi quanto piuttosto il vincolo sempre più forte ad un presente continuo dove si possa dialogare con se stessi attraverso il filtro di altre esperienze, altri dolori e altre gioie. Non dovremmo vergognarci di vivere sogni altrui aggiungendo a questi qualcosa di nostro se il sogno è dopotutto comune.
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