| L’oggetto didattico ipermediale di contenuto poetico per come io lo intendo è frutto di una sintesi di processi ermeneutici tra l’opera presa in considerazione e le sue possibili interpretazioni audiovisive. La riuscita o meno del processo dipende dalla qualità della ricerca attivata per affrontare l’opera e dalla mappa mentale che questa ricerca ha prodotto. Il percorso di significato del prodotto finale di lavori come Llanto por Ignacio Sánchez, I Have a Dream, Frontera o John Barleycorn Must Die è stato esattamente questo. Ritengo che prodotti come questi, frutto di processi interpretativi miei personali nel campo delle Teorie della Comunicazione facciano parte della Comunicazione come “ermeneutica”, come arte di interpretare. Il termine risale al dio greco Hermes, il quale, deputato a recapitare i messaggi divini agli uomini operava una traduzione del linguaggio divino in quello umano. Il traduttore stesso peraltro in epoche classiche era insignito di un ruolo sacrale proprio perché meritevole di interpretare il linguaggio divino.
Oggi che i significati delle parole sono mutuati più dalla tradizione ingegneristica che da quella umanistica, la parola comunicazione significa passaggio di informazione nello spazio laddove ha significato in passato passaggio di valori condivisi nel tempo.
La comunicazione didattica dovrebbe ritornare ad avere invece quel ruolo antico del dono e del vincolo del contraccambiare da parte di chi riceve. Se consideriamo il comunicare un dono che preveda l’obbligo del ricambiare, in un contesto didattico retto da valori antichi con mezzi moderni, quanto più alto sarà il dono tanto più alto dovrebbe essere il feedback. Il particolare tipo di relazioni comunicative che si instaurano in classe però è figlio del modo in cui il docente intende la comunicazione. |