NETIZEN
Frontera
 
     
E' passato del tempo, biblico direi, da quando la torre di Babele, franando su se stessa per punire l'arroganza dell'uomo, ha prodotto la molteplicità delle lingue e quindi delle incomprensioni. Queste incomprensioni, maledizione divina, spesso accadono anche tra coloro i quali parlano la stessa lingua. Di fronte alla varietà ed alla differenza tra gli idiomi e coscienti della ricchezza che ognuno di essi porta con sé l'uomo saggio, per esempio penso alle spedizioni di traduzione dei testi indiani condotte dai cinesi nel periodo della dinastia Han, ha agito con delicatezza, rispetto e con grave rischio personale. I traduttori dell'antichità come Marpa si ponevano di fronte alla differenza linguistica come ci si pone di fronte ad un'impresa di contatto con il divino. In qualche modo erano mossi all'impresa sapendo di essere il tramite attraverso il quale riallacciare i fili spezzati di quell'unico linguaggio originale dal quale tutti gli uomini derivavano. L'impresa poteva considerarsi conclusa solo dopo che il viaggio, periglioso e lungo anni, dava al traduttore oltre che le competenze tecniche per tradurre anche il merito di poter tradurre.
Viaggiare e tradurre erano attività parallele che duravano tutta una vita. Se si sapeva affrontare il viaggio a piedi sui picchi dell'Hindu-Kush sfidando il rischio di imbattersi in predoni e tutto il resto si sarebbe potuto affrontare anche l'arte della traduzione dal sanscrito al cinese.
Oggi, con Discovery Channel, l'Hindu-Kush lo vediamo seduti comodamente nella nostra poltrona e il concetto di merito che muoveva tensioni antiche alla sintesi del linguaggio universale divino è di fatto incomprensibile ai più. Ma se sono disposto, anzi mi interessa, discutere su tutto ciò che è traduzione non sono disposto a sacrificare il concetto di viaggio che fa da premessa alla traduzione.
In qualche maniera tutte le lingue sono sorelle nella caotica e continua mutazione che esse subiscono dallo scontro con realtà linguistiche e culturali diverse. Come gli scontri magmatici tra placche tettoniche producono trasformazioni a volte violente e repentine sulla superficie della Terra, così accade quando due culture e dunque due lingue si scontrano. Sappiamo tutti che un'area fortemente a rischio sismico è quella della faglia di S. Andrea ma non tutti sanno che alla stessa latitudine è in atto un sommovimento tellurico di tipo linguistico che val la pena indagare.
Io insegno spagnolo, dovrei dire castigliano ad essere preciso, ma questo non può portarmi ad essere razzista, linguisticamente parlando, nei confronti di quelle variazioni interne al castigliano che lo stanno trasformando nel mondo. Oggi la frontiera linguistica è tanto in Patagonia quanto a Miami o a Los Angeles per lo spagnolo. Dovunque ci siano state o ci sono alchimie imprevedibili di incontri/scontri culturali lì la lingua è magma vivo. Uno dei fronti più dinamici è quello tra Stati Uniti e Messico. Alla tradizionale popolazione portoricana di New York, a quella di origine cubana di Miami si è aggiunta negli ultimi decenni quella prorompente proveniente dal Messico che ha elevato la popolazione degli Hispano-hablantes negli States a circa 30 milioni di individui. Il fenomeno è tanto più fragoroso se si pensa che i trend di crescita del fenomeno ispanico negli USA sono tali che presto questa minoranza soppianterà quella di colore. A livello più tecnico/linguistico il confronto tra la cultura dei Gringos e quella dei Frijoleros ha dato luogo ad uno strano fenomeno di commistione tra inglese e spagnolo, appunto lo Spanglish o Espaninglès.
 

  Il fenomeno Spanglish ha da un lato fatto sì che si istituissero negli Stati Federali interessati dalla forte presenza di immigrati messicani Facoltà universitarie pensate per studiare il fenomeno e dall'altro ha portato ad uno stato di febbrile allarmismo la Real Academia sul paventato pericolo di estinzione che minaccia il castigliano nel mondo.
 
 
Il tema nella sua ampiezza e complessità si inserisce appieno in quelli che la globalizzazione ci presenta ogni giorno con le sue contraddizioni spesso ingovernabili a cui si assiste in diretta. Processi che un tempo richiedevano secoli possono concentrarsi, nascere e morire, nell'arco di una vita umana. Per certi versi è uno spettacolo interessante dal punto di vista scientifico.
Io non ho una particolare simpatia per le sentinelle della lingua né prediligo uno spagnolo ridotto alla sua essenzialità e povertà comunicativa. Il fatto che più mi riguarda da docente è verificare se il tema trattato ci porta a fare una riflessione sulla lingua, a pianificare un laboratorio di traduzione, ad ampliare il vocabolario e la cultura più in generale con gli studenti. Lo spanglish di inizio millennio non è più la lingua dei primi emigrati messicani il cui utilizzo determinava già l'autoghettizzazione di chi lo usava. Con le nuove generazioni di giovani che parlano già con proprietà l'inglese lo spanglish è una forma rivendicazione di identità di masse sempre più presenti e produttive nel tessuto sociale americano. Non sono uno specialista della questione ma ho portato all'attenzione degli studenti uno scritto provocatorio del linguista americano di origini messicane Stavans che ha tradotto il primo capitolo del Don Quijote in Spanglish e noi, molto più modestamente, abbiamo prodotto un confronto con l'originale in maniera ipertestuale.
In campo letterario sono ormai numerosi i testi considerati di valore scritti in questo ibrido linguistico. In campo più popolare, sono state le radio a divulgare lo spanglish da Miami e Los Angeles a Città del Messico, a Bogotà e a Buenos Aires ed ormai stanno emergendo gruppi Rap/Rock nel panorama americano di qualità che fanno dei propri testi in spanglish una bandiera e non possono essere considerati un fenomeno limitato e circoscritto come quello dei neomelodici napoletani. Qual è il messaggio che costoro veicolano con l'uso di una lingua grimaldello come lo spanglish? C'è una deliberata volontà di reggere il confronto con l'inglese a discapito della purezza linguistica e di rivendicare la propria identità diversa con una lingua diversa anche dal castigliano piuttosto che capitolare accettando la lingua dei bianchi WASP oppure ancora è solo un fenomeno minore che si assottiglierà fino a scomparire col tempo? Io non so dare una risposta ma attingo alla mia esperienza: una volta al riparo dalla calura estiva, sotto la tettoia di una biglietteria di Dallas, vidi della gente di origine messicana e piuttosto che parlare in inglese con loro scelsi la via dello spagnolo che ci rese più familiare la conversazione, a volte basta l'eco lontana di una qualche comunanza tra persone realmente diverse per rendere giustizia delle aspettative comunicative disattese di chi parla la tua stessa lingua.

 
 

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