NETIZEN
Cinque pezzi facili
 
     
cinque ipermedia on line ispirati da altrettanti brani sono mappe abbozzate intorno ad un nucleo significativo.
Sono partito da brani che esprimono concetti, una rinascita, una liberazione, una denuncia, un'ammonimento e un amore e poi una volta che il nucleo significativo era stato ultimato e solo in funzione di questa riuscita l'ho circondata di impalcature logiche.
In John Barleycorn il concetto è l'eterno ritorno simbolicamente personificato dal grano d'orzo, Barleycorn appunto, della lotta tra il bene ed il male, tra l'uomo e la natura e come questi concetti sono espressi nella tradizionale ballata omonima di cui è splendido esempio l'interpretazione dei Traffic.
Le notizie sul mito che fanno da corollario al brano sono abbastanza chiare e rendono altrettanto chiaro quanti rivoli possa prendere la ricerca su più fronti, quello linguistico come quello riguardante la storia tradizionale Britannica.
In Jumping Jack Flash la connessione Rolling Stones - Silver Surfer è arbitraria ma non ci sono controindicazioni se due storie diverse ma simili si commentano e si rafforzano a vicenda, gli Stones e Stan Lee scrissero i loro testi quasi contemporaneamente e a mio avviso sono complementari. Il materiale in cui mi sono imbattuto è sintetizzato nei testi che accompagnano il videoclip
Spiderman e Silver Surfer come fossero Miranda o Tom Jones.
Il terzo brano, Hungry Freaks, Daddy , non significa niente ma può ben essere lo spunto per una mappa concettuale sugli USA e il suo sistema educativo.
 

  I don't blame you è una riflessione ed un ammonimento a chi ha una qualche incomunicabilità nei confronti dell'audience a cui si relaziona e può incorrere in Stage Fright.
Scarborough Fair è brano di tradizione medievale interpretato da Simon and Garfunkel su un amore impossibile, la spiegazione di contorno punta a chiarire il significato della ballata e a presentare il testo originale.
 
  Si può intuire dopo aver visionato i prodotti che il nucleo di ogni mappa concettuale è in sé un lavoro di interazione multimediale dato che a commento dei testi ci sono sequenze filmiche, fotografie o illustrazioni.
Non proseguo nel lavoro se prima non mi soddisfa il risultato dell'elemento centrale dell'ipermedia, se prima il risultato visivo non è funzionale al brano dal punto di vista prettamente estetico. In genere continuo ad approfondire il tema che mi sono dato fino a quando mi sento in grado di risolvere il problema formale della comunicazione visiva.
Per ciò che mi riguarda contribuiscono alla mia attitudine alla produzione ipermediale ciò che so della penna che uso, ciò che so sull'argomento specifico e ciò che sento ad un livello più profondo ed elementare in termini di sensazioni che influenzano l'ambito della ricerca.
La fase della costruzione vera e propria è la sintesi di tutto il processo precedente e dalla tenuta o meno del prodotto finale si può evincere l'intensità del lavoro pregresso di internalizzazione dell'argomento. Durante questa fase si lavora come su centralina di montaggio lineare e si devono tener bene in conto le variabili di tempo e spazio. Un movie flash tarato per andare a 24 frames al secondo per un brano di 3 minuti prenderà 4000 frames lineari mentre un movie tarato a 6 frames al secondo ne occuperà 1000 e tutti i parametri di tempo cambieranno di conseguenza. Questo per dire che c'è una fase del lavoro che è fortemente orientata alla organizzazione lineare del pensiero anche se i contenuti iconici del montaggio sono frutto di sintesi la cui origine mi è ignota.
Le mie capacità di scrittura sono limitate dalle mie competenze sullo strumento di scrittura, il computer editor multimediale, ma è la mia intuizione mai avulsa dalla conoscenza che ho delle mie abilità con questo o quel software a consentirmi di operare.
Questo periodo d'esami è per me insopportabile ma utile per valutare l'approccio che studenti e docenti hanno per il prodotto multimediale. Ci sono ragazzi che propongono CDRom su argomenti che a volte ricalcano il programma studiato durante l'anno con particolare attenzione ad alcuni autori piuttosto che altri. Sembrano, salvo rare eccezioni, prodotti che mancano di vena creativa e di passione comunicativa se non vogliamo considerare tali gli sfondi multicolori dati al testo o alle animazioni preconfezionate in Power Point.
A questo punto la domanda a monte è: qual'é il livello massimo di creatività che la Scuola è disposta a tollerare?
I miei stessi colleghi, a parte poche eccezioni, so che preferiscono non affrontare la questione, la maggior parte colma il vuoto creativo estetico con l'acquisto di oggetti o vestiario di marca.
Parafrasando William Morris mi verrebbe da dire che l'ambito dell'interesse ha soppiantato l'ambito della bellezza nella società e dunque nella scuola il brutto è anche autorevole. Dal colore degli edifici a quello delle copertine dei libri il brutto avanza. Socrate, che si definiva brutto, compensava, a suo stesso dire, questa bruttezza con la bellezza della mitezza e della conoscenza. Sono convinto che ci riusciva ed alla fine risultava bello.
Giner de los Rios al principio del secolo XX con la sua Istitución Libre de Enseñanza lanciò più di una provocazione estetica ai modelli pedagogico/educativi imperanti in Spagna con il primato dell'Intuizione nel gioco dell'apprendimento. L'Istituzione dimostrò che l'esame generava un mutamento di tutta la metodologia dello studio; infatti gli esami costringevano l'alunno a studiare non per il gusto d'imparare, ma per mostrare agli altri di sapere. Tenendo presente queste considerazioni la Institución cercò di trasformare l'esame da strumento di eteronomia, di controllo e di pressione in uno strumento di autonomia e di autocontrollo. Uno dei suoi discepoli più validi, Cossío, mirava a rappresentare il gioco e l'attività estetica come base dell'educazione. Secondo Cossío l'uso dell'arte a fini educativi equivaleva a colpire il moralismo e l'intellettualismo. Aveva ragione? A giudicare dal moralismo e dal vuoto intellettualismo di cui si fregiano alcuni direi proprio di si.
Io lascio che sia una intuizione ad indicare la strada della ricerca che diventa interesse motivato piuttosto che il contrario, studiare in modo lineare e monocromatico.
Chissà come la prenderebbe quel professore, quello delle barzellette, una mappa del genere su CDRom, lui che non è un Adone e che non tenta come Socrate di compensare la mancanza con la ricerca di sé.
Mi ricorda un tizio che capitò per caso a casa mia a seguito di amici, questo tizio un po' buffo e un po' naif non aveva dimestichezza con i libri e la prima cosa che fece con l'oggetto sconosciuto che raccolse dalla mia libreria fu di darselo sulle ginocchia a mò di martelletto stimolatore dei riflessi, io, preoccupato per la sorte del libro cercai di spiegargli che se mai quello serviva a stimolare i riflessi del cervello.
Nei tempi che furono un decotto di erbe officinali avrebbe aiutato, chissà che non funzioni anche oggi se si iniziasse a distribuirlo nei locali della cultura istituzionale con le macchinette del caffè oltre che farne estratti di shampoo alle erbe.
 
 

Netizen
 


   
commercial free open source since 2012